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Storia di Porta Palio

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Porta Palio venne costruita dalla Repubblica Veneta tra il 1542 e il 1557. Collocata tra due possenti baluardi (poi distrutti dai francesi all’inizio dell’ottocento), ai quali era affidata la difesa del settore occidentale della città, la porta sanmicheliana non assume il ruolo militare ma ribadisce invece la funzione specificamente urbanistica, segnando allo stesso modo il ruolo di partenza di un lungo asse viario (l’antica via Postumia) che attraverso l’Arco dei Gavi (saranno ancora i Francesi a darsi la pena di toglierlo di lì), arrivava al centro della Verona antica.  Questa porta costituisce una delle opere architettoniche più importanti e significative dell’Architetto Michele Sanmicheli, nato a Verona nel 1474. Il prospetto verso la campagna è costituito da colonne doriche in tufo che reggono una ricca trabeazione. Sopra le tre porte sono scolpiti i busti di guerrieri romani. Da questo lato la porta era direttamente collegata alla campagna da un alto ponte ad archi in cotto, comprendente un ponte levatoio ligneo andato poi distrutto e successivamente rifatto pure in cotto. Il prospetto verso la città è formato da un ampio colonnato che forma un atrio. Le colonne in tufo sono sbozzate “alla rustica”. L’insieme, elegante e maestoso, ricorda un frammento di architettura antica romana, mentre gli ambienti interni sono armoniosi e magnifici, soprattutto le volte nella loro snellezza e relativa disposizione dei mattoni.

La porta venne anche detta volgarmente, in dialetto veronese, “Stupa”, poiché era assolutamente chiusa e interdetta a ogni traffico, essendo destinata a deposito di artiglierie. Forse ne era prevista l’apertura solo in caso di estrema necessità per accedere alla prospiciente “spianata”. La sua chiusura risaliva al 1630, quando a Verona infuriò la peste, di manzoniana memoria, ed è quindi da ritenere che venne chiusa in un primo tempo per motivi di “cordone sanitario”. La sua interdizione durò anche per vari anni dopo la dominazione austriaca.

Nata in origine con il toponimo di San Sisto, venne poi denominata Porta del Palio in quanto, in determinate occasioni, qui avevano inizio corse a piedi e a cavallo, che poi terminavano a Santa Anastasia. Infatti Dante (vissuto due secoli prima della costruzione della Porta) nel libro dell’Inferno, canto XV verso 121, parla di “coloro che corrono a Verona il drappo verde per la campagna”.

Nel 1882, le sue porte in legno furono abbattute a cannonate per far defluire l’acqua del fiume Adige, che aveva rotto gli argini, mentre fra il 1944 e il 1945 furono realizzate le due brecce laterali che, necessarie per agevolare il traffico veicolare, deturpano però l’armonia artistica del complesso monumentale. Durante il periodo dell’ultima guerra mondiale, la Porta venne saccheggiata di tutti i suoi serramenti e delle travature in legno.

Particolarmente interessante è la visita alla sommità della porta ove è possibile, nel panorama urbano, ammirare Castelvecchio, l'ospedale Militare, le cortine murarie e i bastioni, oppure si può scendere nelle gallerie sotterranee di contromina che conducono al perimetro esterno del fronte bastionato.

 

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