Società Mutuo Soccorso Porta Palio

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Muralonga, la carica dei 600 alla scoperta dei bastioni

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Oltre seicento partecipanti alla seconda edizione della Muralonga, da Porta Palio a Porta San Giorgio, attraverso i bastioni e le fortificazioni cittadine e collinari. Il doppio di adesioni rispetto al debutto, l'anno scorso, della manifestazione organizzata dalla Società di Mutuo Soccorso di Porta Palio e da Legambiente, insieme al Comitato per il verde, gli Scout, Fai Giovani e Nuova Acropoli. Un successo quasi inaspettato, spinto sicuramente dalla bella giornata, ma che conferma soprattutto la bontà della ricetta in cui si mescolano cultura, paesaggio, movimento e allegria. Sono arrivate persone addirittura da fuori provincia; molti i giovani.
Le guide dell'evento, preparatissime, accompagnano a scaglioni 20 grossi gruppi sul percorso, lungo, ma provvisto di soste e ristori. Ci aggreghiamo a quello guidato da Anna Perazzolo di Legambiente, per scoprire insieme agli altri stupiti partecipanti angoli di Verona affascinanti e misteriosi.
Partenza da Porta Palio, con un'introduzione di Michelangelo Pivetta: «Il geniale architetto della Serenissima, il veronese Michele Sanmicheli, progettò questa porta a scopo difensivo e doganale, fondendo in essa tre stili diversi. Fuori, sul lato campagna, la facciata è sfarzosa, quasi greca, decorata con quattro coppie di colonne. Dentro, l'androne richiama invece lo stile romano più essenziale. Qui si fermavano i carri di merci e bisognava pagare il dazio. Sanmicheli, infine, voleva che la facciata sul lato cittadino richiamasse qualcosa di già noto ai veronesi. Fece quindi realizzare questo bugnato, ispirato al Teatro Romano e all'Arena. La cornice sopra il loggiato è curiosa. Reca l'immagine di alcuni animali e al centro un cavaliere d'Italia, uccello acquatico per simboleggiare il fiume, e poi un'oca domestica».
E ora su per il verde bastione di Santo Spirito, uno dei sei grandi bastioni a destra Adige, con la funzione di proteggere il fronte meridionale della città. La guida, Anna Perazzolo, spiega: «I primi bastioni vennero fatti costruire nel Cinquecento da Venezia, perché le precedenti mura comunali di ciottoli e mattoni erano inadatte per resistere a tiri di artiglieria. Il bastione è una complessa struttura di muratura e terra, in grado di attutire i colpi, e dotata di cunicoli, uscite, alloggi per truppe, animali e munizioni...».
Alla fine del Settecento, Napoleone fece minare quasi tutte le fortificazioni meridionali. Quelle che vediamo sono il risultato del rimaneggiamento operato dagli austriaci. Secondo la loro concezione bellica, le mura non dovevano essere solo un elemento di difesa, ma anche di offesa. Realizzarono l'orecchione: come suggerisce la parola, una struttura a forma di orecchio, a cui si accedeva dalla poterna, una galleria interrata, per cogliere l'assediante di sorpresa e circondarlo fra una selva di fucili.
Sembra quasi di vederli, i soldati austroungarici, presidiare il "Pentagono" di allora (il bastione è a forma pentagonale per una migliore visibilità). Anzi, li vediamo davvero. Due gruppi di rievocazione storica accompagnano a tratti i partecipanti, vestiti con le uniformi dell'Impero: giacca bianca con bottoni d'oro, rametto d'abete portafortuna sul chepì, il tipico copricapo, e moschetto a luminello. La passeggiata prosegue fra mille altre curiosità. Di cui la più grande è forse questa: «Le enormi fortificazioni», conclude la guida, «non furono mai usate per lo scopo bellico per cui erano state costruite. Forse apparivano così ben fatte e inespugnabili da scoraggiare fin da subito qualsiasi invasore».

Lorenza Costantino
Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Ottobre 2015 14:38  

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