Una passeggiata nella storia in mezzo a «pagine di pietra»

Lunedì 31 Marzo 2014 00:00 L'Arena
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Verona è un libro avvincente in cui leggere millenni di storia. Chi era il conte di Lilla, ospite dei nobili veronesi Gazzola, a causa del quale Napoleone dichiarò guerra alla Serenissima? Da dove deriva il nome di piazza Cittadella? Cosa lega uno dei teatri più importanti d'Italia e del mondo, la Scala di Milano, alla nostra città?
Per scoprirlo, basta sfogliare e interpretare le «pagine» di pietra, che sono i monumenti, i palazzi, le fortificazioni, le porte cittadine. E così hanno fatto, ieri mattina, gli oltre trecento partecipanti della prima edizione della Muralonga, seguendo le guide turistiche lungo la cinta difensiva fra Porta Palio, Porta Nuova e Porta Vescovo.
OTTO CHILOMETRI nella storia, con un tratto anche in collina verso Castel San Felice, per esplorare i bastioni Santo Spirito, San Francesco e di via Torbido, sopra e sottoterra. La passeggiata, intervallata da punti ristoro come nella tradizionale Magnalonga, si è rivelata un successo. Il ricavato servirà a recuperare la terrazza di Porta Palio.
Una trovata della Società di mutuo soccorso Porta Palio, in collaborazione con Legambiente (impegnata nel recupero di vari tratti di mura) e gli scout dell'Agesci Verona 10, e con l'aiuto di Alpini, Protezione civile, comitato carnevalesco Simeon de l'Isolo, e Comitato per il verde.
Ci siamo accodati al gruppo condotto dalla guida turistica Daniele Bressan (www.veronaround.it). Verona - ricorda Bressan - contiene in sé più città: la romana, con il suo reticolo di strade perpendicolari e le porte Borsari e Leona; la medievale, ricca delle testimonianze degli Scaligeri; la cinquecentesca, con i segni della sottomissione a Venezia; e l'austriaca, che ritroviamo nelle possenti architetture fortificatorie.
LE «PAGINE» del libro sono mischiate fra loro: le mura di periodi diversi spesso si accavallano, si reggono a vicenda, mescolando i vari materiali, i ciottoli d'Adige d'età comunale, il cotto medievale, la pietra a blocchi pentagonali usata dagli austriaci.
Superata la Porta Nuova del Sanmicheli, il grande architetto al servizio della Serenissima, si arriva nei pressi della Cittadella: toponimo che oggi rimane solo nell'omonima piazza del centro.
Questo rione fra corso Porta Nuova e lungadige Capuleti, spiega Bressan, «costituiva lo spazio protetto dei dominatori viscontei, fra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento, quando Verona fu sottomessa a Milano per pochi decenni. I milanesi si sentivano così amati in terra scaligera da aver pensato bene di chiudersi dentro una città nella città».
Tra Verona e Milano, del resto, non corse mai buon sangue. Ma c'è un pezzetto di noi nel capoluogo lombardo. Racconta Bressan: «Beatrice della Scala, figlia di Mastino II, andò in sposa a Bernabò Visconti, signore di Milano. Là, per ricordare le proprie origini, Beatrice fece erigere la chiesa di Santa Maria della Scala, che oggi non esiste più. Al suo posto, però, sorge un grande teatro. La Scala».
GIUNTI IN ZONA Tribunale, si alza lo guardo al bel palazzo antico al civico 3 di via del Fante. Una targa ricorda un personaggio dal sangue blu, che lì soggiornò sul finire del Settecento, ospite dei Gazzola. Per colpa di costui, detto il conte di Lilla, Napoleone attaccò la Serenissima: rea - ma era solo un pretesto - di averlo nascosto. Perché? Bressan spiega: «L'uomo del mistero, il conte di Lilla, altri non era che Luigi XVIII, fratello del ghigliottinato re di Francia Luigi XVI, e lui stesso erede al trono, fuggito in Italia sotto mentite spoglie».
Molte altre curiosità sono state rivelate lungo la passeggiata. Non abbiamo lo spazio per riportarle tutte: occorre attendere la prossima edizione della Muralonga. 

Lorenza Costantino